febbraio 11

Questioni aperte in tema di accessibilità dell’account di mail aziendale da parte del datore di lavoro

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La casistica trattata dal nostro studio ci ha posto in frequente contatto, negli ultimi tempi, con un tema che benché molto rilevante, stenta a trovare confini definiti. Ci riferiamo accessibilità dell’account di mail aziendale da parte del datore di lavoro.
Nelle controversie di lavoro spesso la mail aziendale diventa argomento di accesi scontri tra il datore, che rivendica il diritto di accedervi con poche o nulle limitazioni (sul presupposto che l’account è di proprietà aziendale, e che la messa a disposizione del lavoratore è strettamente strumentale allo svolgimento dell’attività lavorativa), e i dipendenti che invocano il diritto all’inviolabilità della corrispondenza, diritto fondamentale dell’uomo tanto da trovare tutela sia nella Costituzione sia in numerosi trattati internazionali.
Non è infrequente infatti che le aziende contestino al lavoratore condotte di cui hanno preso visione appunto accedendo all’account aziendale peronale.
Nonostante il tema sia estremamente rilevante e controverso, il legislatore non ha fissato paletti sufficientemente robusti per bilanciare i diversi interessi in gioco. Per ricostruire il sistema è dunque necessario esaminare diverse fonti.
Secondo quanto affermato dalla Corte europea diritti dell’uomo, Sez. Grande Chambre, 05/09/2017, n. 61496, “controllare la posta elettronica di un dipendente equivale ad una violazione del diritto ad avere una vita privata ed una propria corrispondenza; le email di lavoro sono equiparate al domicilio e alla corrispondenza. L’accesso da parte del datore alle mail dei dipendenti è legittimo solo a condizione che questi ultimi siano stati preventivamente informati dell’esistenza di un controllo sulla corrispondenza aziendale, delle modalità e motivazioni di tale controllo”.
Non esisterebbe dunque un divieto assoluto, ove ci sia preventiva informazione circa il fatto che il datore si riserva un diritto di controllo, a patto che siano specificate modalità e motivazioni dello stesso.
È infatti pacifico che riservarsi un diritto di accesso illimitato non sarebbe consentito.
La raccolta sistematica delle comunicazioni elettroniche in transito sugli account aziendali dei dipendenti in servizio, la loro memorizzazione per un periodo non predeterminato o comunque molto ampio e la possibilità per il datore di lavoro di accedervi per finalità indicate in astratto e in termini generali quali la difesa in giudizio o il perseguimento di un legittimo interesse consentirebbe infatti, a tacer d’altro, al datore di lavoro di effettuare il controllo a distanza dell’attività dei dipendenti.
Ciò risulta in contrasto con la disciplina di settore in materia di controlli a distanza (cfr. artt. 11, comma 1, lett. a, e 114 del Codice della Privacy e art. 4, legge 20.5.1970, n. 300). Tale disciplina infatti, pure a seguito delle modifiche disposte con l´art. 23 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 151, non consente l´effettuazione di attività idonee a realizzare il controllo massivo, prolungato e indiscriminato dell´attività del lavoratore (v. Linee guida per posta elettronica e internet del Garante della Privacy dell’1/3/2007, spec. par. 4, 5.2., lett. b, e 6; Consiglio di Europa, Raccomandazione del 1 aprile 2015, CM/Rec(2015)5, spec. princ. 14).
Inoltre il datore di lavoro, pur avendo la facoltà di verificare l´esatto adempimento della prestazione lavorativa ed il corretto utilizzo degli strumenti di lavoro da parte dei dipendenti, deve in ogni caso salvaguardarne la libertà e la dignità (v., tra gli altri, Provv.ti Garante n. 139 del 7 aprile 2011, doc. web n. 1812154; n. 308 del 21.7.2011, doc. web n. 1829641; 23 dicembre 2010, doc. web n. 1786116; si veda inoltre in proposito Cass. 31.3.2016, n. 13057, laddove si afferma che qualora “siano attivate caselle di posta elettronica – protette da password personalizzate – a nome di uno specifico dipendente, quelle «caselle» rappresentano il domicilio informatico proprio del dipendente […]. La casella rappresenta uno «spazio» a disposizione – in via esclusiva – della persona, sicché la sua invasione costituisce, al contempo, lesione della riservatezza”). Tanto più che l´assenza di una esplicita policy al riguardo può determinare una legittima aspettativa del lavoratore, o di terzi, di confidenzialità rispetto ad alcune forme di comunicazione (cfr. Linee guida per posta elettronica e internet, cit., spec. 3; 5.2. lett. b, e 6.1.).
Con riferimento ai trattamenti effettuati sulla posta elettronica aziendale dopo la cessazione del rapporto di lavoro, come già precisato dal Garante in precedenti occasioni, in conformità ai principi in materia di protezione dei dati personali, gli account riconducibili a persone identificate o identificabili devono essere rimossi previa disattivazione degli stessi e contestuale adozione di sistemi automatici volti ad informare i terzi dell’avvenuta disattivazione, fornendo al contempo a questi ultimi indirizzi alternativi riferiti all´attività professionale del titolare del trattamento (cfr. Provvedimento Garante n. 456 del 30 luglio 2015). L´interesse del titolare ad accedere alle informazioni necessarie all´efficiente gestione della propria attività, pertanto, deve essere contemperato con la legittima aspettativa di riservatezza sulla corrispondenza da parte dei dipendenti nonché dei terzi (v. provv.ti Garante 30 luglio 2015, n. 456, doc. web n. 4298277; 5 marzo 2015, n. 136, doc. web n. 3985524 e 27 novembre 2014, n. 551, doc. web n. 3718714).
Non risulterebbe pertanto conforme a detti principi una procedura consistente nella raccolta e accesso alle “e-mail in ingresso sull´account aziendale […] per un periodo […] inferiore a sei mesi” (v. precedente punto 1.2., lett. g.).
È bene in chiusura rilevare che procedure non conformi ai dettami indicati dal Garante e ai principi sopra sommariamente ricostruiti rischiano di sfociare, considerate tutte le circostanze, nella violazione di precetti penali.
L’art. 615 ter c.p. infatti prevede la fattispecie criminosa dell’accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico come la condotta di chi “abusivamente si introduce in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza ovvero vi si mantiene contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo”.

Per ulteriori informazioni contattare l’Avv. Alessandro Corrado (alessandro.corrado@corradolex.it).

gennaio 17

Anche quest’anno Corrado & Associati al fianco di Associazione Francesco Realmonte Onlus

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Continua l’attività di Corrado & Associati a supporto dell’Associazione Francesco Realmonte Onlus.
Dal 2009 l’Associazione Francesco Realmonte Onlus, in memoria del Professor Francesco Realmonte, indimenticato docente di Diritto Civile dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, lavora a fianco degli operatori sociali formandoli a diventare tutori di resilienza. L’Associazione opera a Milano, a sostegno dei titolari del diritto di protezione internazionale e all’estero, nei paesi colpiti da guerre, disastri naturali o in condizioni di povertà e vulnerabilità cronica.
Il progetto a cui collabora il nostro studio è “La formazione per il sociale”, ovvero la raccolta di fondi destinati alle attività istituzionali grazie all’erogazione – con cadenza annuale – di un corso di formazione (rivolto normalmente ad avvocati, commercialisti e consulenti) che vede la partecipazione di docenti di primo piano, che rinunciano al compenso affinché appunto sia devoluto all’Associazione.
L’iniziativa di quest’anno (che ha visto l’Avv. Alessandro Corrado partecipare attivamente alla formazione del syllabus e all’individuazione dei docenti, mentre l’anno scorso era stato coordinatore e docente del Corso in tema di crisi di impresa) avrà come tema “IL TRUST E GLI ALTRI STRUMENTI DI GESTIONE PATRIMONIALE FIDUCIARIA”, vede la partecipazione – tra gli altri – di Antonella Sciarrone, Ordinario di Diritto dell’Economia e Vice Rettrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e di Enrico Ginevra, Ordinario di diritto Commerciale presso l’Università di Bergamo e si svolgerà dall’1 febbraio all’1 marzo, come sempre presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, a Milano. Tutti i dettagli a questo link.

Per ulteriori informazioni contattare l’Avv. Alessandro Corrado (alessandro.corrado@corradolex.it).

gennaio 10

Sul Sole 24 Ore il commento dell’Avv. Alessandro Corrado alla nuova disciplina dei rapporti di lavoro nelle crisi di impresa

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A pochi giorni dalla pubblicazione in G.U. della riforma della disciplina della crisi di impresa (che com’è noto entrerà in vigore tra 18 mesi), l’Avv. Alessandro Corrado ha tratteggiato sinteticamente per il Sole 24 Ore in edicola l’8 gennaio le novità, invero di grande rilevanza, riguardanti i rapporti di lavoro.
Nelle more della pubblicazione dell’articolo, sono intervenute in Consiglio dei Ministri alcune rilevanti modifiche, quale l’eliminazione della NASpI Liquidazione Giudiziale (NASpI LG), prevista dalla prima stesura dello schema di legge quale ammortizzatore sociale a favore dei lavoratori sospesi.
Per la prima volta, la legge disciplinerà in modo organico la sorte dei rapporti di lavoro in caso di insolvenza dell’imprenditore recependo la soluzione giurisprudenziale ormai orientata in modo pacifico a ritenere sospesi i rapporti dal momento dell’apertura della procedura di liquidazione.
Decorsi quattro mesi senza che il curatore eserciti la facoltà di subentrare nei rapporti di lavoro, questi si intenderanno risolti di diritto. Se, tuttavia, il numero di dipendenti è tale da richiedere l’apertura della procedura di licenziamento collettivo, anche il curatore dovrà esperirla.
La durata della sospensione può essere prorogata fino ad un massimo di otto mesi, su espressa richiesta del curatore, di uno dei lavoratori interessati o del direttore dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro del luogo in cui è stata aperta la procedura. La durata della proroga viene stabilita dal giudice delegato in considerazione delle prospettive di ripresa dell’attività o del trasferimento dell’azienda.
Al termine della proroga, in difetto di recesso o di subentro, il rapporto di lavoro si intende risolto di diritto, ma al dipendente spetterà un’indennità in prededuzione modulata sullo schema delle tutele crescenti, che può raggiungere – a seconda dell’anzianità del lavoratore – un massimo di otto mensilità.
Inoltre, in caso di sospensione, il lavoratore che si dimetterà non dovrà provare la giusta causa del recesso: questa verrà riconosciuta automaticamente con effetto dalla data di apertura della procedura.
Il provvedimento legislativo contiene una serie di norme di coordinamento con la vigente disciplina di diritto del lavoro in materia di licenziamenti collettivi, trasferimenti d’azienda e Fondo di garanzia Inps.
Quanto ai primi, la violazione della procedura nel caso di liquidazione giudiziale comporterà le medesime conseguenze previste dalla legge 223/1991 o dal Jobs Act, a seconda che il rapporto sia sorto prima o dopo il 7 marzo 2015: reintegrazione nel posto di lavoro nel primo caso, indennità a tutele crescenti (come è noto recentemente modificata dal Decreto Dignità e dalla Corte Costituzionale) nel secondo.
Nel caso di trasferimento di azienda, la procedura di consultazione con le organizzazioni sindacali è coordinata con la disciplina delle offerte e proposte concorrenti, e dunque la comunicazione di avvio della procedura potrà essere inviata anche da chi intende proporre offerta di acquisto dell’azienda o proposta di concordato preventivo concorrente con quella dell’imprenditore in crisi. La disciplina è stata poi armonizzata con la normativa europea in tema di mantenimento dei diritti dei lavoratori nei trasferimenti di azienda, il mancato rispetto della quale in passato aveva comportato per il nostro paese la condanna della Corte di Giustizia UE. In particolare, è stato chiarito che nei casi di continuità aziendale si possono modificare le condizioni contrattuali (come mansioni, qualifica, orario), ma non si può derogare alla norma della conservazione del posto per tutti gli addetti al ramo trasferito.
Infine, viene stabilito che il credito per TFR verso l’impresa in crisi diviene esigibile verso di questa (e quindi verso il Fondo di garanzia INPS, nel caso di sua insolvenza) al momento del trasferimento del rapporto di lavoro al cessionario, e non – com’era fino ad oggi – al momento della cessazione del rapporto di lavoro.

dicembre 13

L’Ambrogino d’Oro del Comune di Milano al Centro Studi Politeia

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Con grande soddisfazione i soci di Corrado e Associati hanno partecipato venerdì 7 dicembre al Teatro Dal Verme alla cerimonia di consegna degli Ambrogini d’Oro, la massima benemerenza civica del Comune di Milano, che ogni anno premia coloro che si sono distinti nella ricerca, nella solidarietà, nell’arte, nelle professioni e nell’impresa.
Tra i premiati 2018 dal Sindaco Giuseppe Sala infatti c’è l’Associazione Politeia – Centro Studi per la Ricerca e la Formazione in Politica ed Etica, che sin dalla metà degli anni 80 è un punto di riferimento nazionale per gli studi di etica applicata, con cui i soci dello studio vantano un sodalizio duraturo, solido e proficuo.
Da oltre trent’anni sotto la direzione rigorosa di Emilio D’Orazio, Politeia ha promosso negli anni il dibattito pubblico su delicati temi di frontiera come l’etica degli affari, diffondendo in quest’ambito la cultura dell’autodisciplna, e la bioetica, intervenendo da protagonista sulle questioni di grande attualità del fine e inizio vita.
Politeia edita inoltre una prestigiosa rivista, Notizie di Politeia, che in numerose occasioni ha ospitato contributi inediti dei soci dello studio, tra i quali ricordiamo:

- Recensione di La finanza pubblica italiana, Luigi Bernardi (a cura di), di DIEGO CORRADO, pp. 35-38, 1994, X, n. 36;
- SOCIETÁ QUOTATE E AUTOREGOLAZIONE: COMMENTI AL CODICE DI AUTODISCIPLINA, di DIEGO CORRADO, pp. 119-122, 2000, XVI, n. 57;
- Recensione a I tuoi diritti di consumatore e utente, G. Ghidini, V. Guolo, P. Mariotti, di ALESSANDRO CORRADO, pp. 120-122, 2000, XVI, n. 58;
- Recenti tendenze in tema di corporate governance bancaria: il comitato di audit come integratore e complemento del sistema dei controlli interni, di DIEGO CORRADO e PAOLA SCHWIZER, pp. 62-77, 2004, XX, n. 74;
- L’organismo di vigilanza previsto dal D.Lgs. 231/2001, di DIEGO CORRADO e SIMONE CORRADO, pp. 177-185, 2005, XXI, n. 78;
- Modello degli stakeholder e partecipazione dei lavoratori nella “società europea”: spunti dal caso Allianz SE, di Alessandro Corrado e Diego Corrado, Anno XXIII – N. 85/86 – 2007.

I soci di Corrado e Associati rinnovano quindi le loro congratulazioni al Direttore Emilio D’Orazio e a tutta la squadra che in questi lunghi anni ha mantenuto l’Associazione a livelli di eccellenza assoluta nella ricerca su temi di frontiera, ringraziando tutti per questo duraturo e proficuo sodalizio.

Per ulteriori informazioni: Avv. Diego Corrado (diego.corrado@corradolex.it).

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