novembre 7

“Concordato in continuità indiretta parziale: l’assenso dei lavoratori esclusi potrebbe costare caro?”, il nuovo contributo di Alessandro Corrado per ilFallimentarista.it

immagine blog concordato continuità indiretta parziale

Il nuovo contributo dell’Avv. Alessandro Corrado pubblicato sul portale ilFallimentarista.it si concentra sul concordato preventivo in continuità indiretta c.d. parziale e sui possibili rischi innescati dal meccanismo premiale individuato dal legislatore del codice della crisi.
Il contributo è disponibile al seguente link: http://ilfallimentarista.it/articoli/blog/concordato-continuit-indiretta-parziale-l-assenso-dei-lavoratori-esclusi-potrebbe?utm_source=MAILUP&utm_medium=newsletter&utm_campaign=FAL_standard_07_Novembre_2019

Per maggiori informazioni o approfondimenti, contattare l’Avv. Alessandro Corrado (alessandro.corrado@corradolex.it)

ottobre 14

L’Avv. Alessandro Corrado al Master in Corporate Governance dell’Università Cattolica

screen shot master cattolica 2019

Dal 15 al 17 ottobre, l’Avv. Alessandro Corrado sarà, per il secondo anno consecutivo, docente al Master universitario di II livello “Corporate Governance” organizzato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, diretto dalla Prof. Antonella Occhino.
Le tematiche trattate riguarderanno le relazioni sindacali e la contrattazione aziendale nella gestione della crisi di impresa e quindi, in particolare: le materie in cui è possibile prevedere modifiche delle condizioni di lavoro dei lavoratori dirette a salvaguardare le opportunità occupazionali in modo che sia garantita la sopravvivenza dell’azienda (mansioni ed inquadramento, orario di lavoro, contratti a termine, retribuzione); le modalità per attuare tali modifiche (contratti di prossimità stipulati ai sensi dell’art. 8, d.l. 138/2011; accordi sindacali ex articolo 4, legge n. 223/1991); nonché le recenti novità del Codice della crisi e dell’insolvenza, che ha in parte riscritto l’articolo 47, legge n. 428/1990.

maggio 15

L’Avv. Alessandro Corrado al Corso di Perfezionamento in diritto del lavoro dell’Università Statale di Milano

Cattura
L’iter legislativo di riforma del diritto fallimentare si è finalmente concluso, e si può così tracciare un primo bilancio sulle norme varate. Ne parlerà l’Avv. Alessandro Corrado al seminario in programma per il 31 maggio 2019 dedicato alla tutela dei lavoratori nel codice della crisi, nell’ambito del X Corso di perfezionamento in diritto del lavoro, organizzato dall’Università degli Studi di Milano, che ha avuto inizio il 10 maggio scorso e si concluderà il prossimo 5 luglio.
Tra i temi trattati, verranno approfondite le norme della liquidazione giudiziale che disciplinano gli effetti dell’apertura della procedura sui rapporti di lavoro e l’innovativo istituto della risoluzione di diritto; verranno esaminate le novità riguardanti il concordato preventivo in continuità diretta ed indiretta e l’impatto sulla salvaguardia dei livelli occupazionali. Un particolare focus verrà dedicato all’art. 368 c.c.i. dedicato al coordinamento con la disciplina del diritto del lavoro, che recepisce in modo più chiaro i principi stabiliti dalla Direttiva europea n. 2001/23/CE del 12 marzo 2001 e dalla Corte di Giustizia in materia di trasferimento d’azienda e facilita l’accesso al Fondo di garanzia per TFR ed ultime tre mensilità maturati presso il cedente, anche in caso di trasferimento del rapporto di lavoro senza soluzione di continuità.

Per ulteriori informazioni: alessandro.corrado@corradolex.it.

febbraio 11

Questioni aperte in tema di accessibilità dell’account di mail aziendale da parte del datore di lavoro

persone-page-870x276

La casistica trattata dal nostro studio ci ha posto in frequente contatto, negli ultimi tempi, con un tema che benché molto rilevante, stenta a trovare confini definiti. Ci riferiamo accessibilità dell’account di mail aziendale da parte del datore di lavoro.
Nelle controversie di lavoro spesso la mail aziendale diventa argomento di accesi scontri tra il datore, che rivendica il diritto di accedervi con poche o nulle limitazioni (sul presupposto che l’account è di proprietà aziendale, e che la messa a disposizione del lavoratore è strettamente strumentale allo svolgimento dell’attività lavorativa), e i dipendenti che invocano il diritto all’inviolabilità della corrispondenza, diritto fondamentale dell’uomo tanto da trovare tutela sia nella Costituzione sia in numerosi trattati internazionali.
Non è infrequente infatti che le aziende contestino al lavoratore condotte di cui hanno preso visione appunto accedendo all’account aziendale peronale.
Nonostante il tema sia estremamente rilevante e controverso, il legislatore non ha fissato paletti sufficientemente robusti per bilanciare i diversi interessi in gioco. Per ricostruire il sistema è dunque necessario esaminare diverse fonti.
Secondo quanto affermato dalla Corte europea diritti dell’uomo, Sez. Grande Chambre, 05/09/2017, n. 61496, “controllare la posta elettronica di un dipendente equivale ad una violazione del diritto ad avere una vita privata ed una propria corrispondenza; le email di lavoro sono equiparate al domicilio e alla corrispondenza. L’accesso da parte del datore alle mail dei dipendenti è legittimo solo a condizione che questi ultimi siano stati preventivamente informati dell’esistenza di un controllo sulla corrispondenza aziendale, delle modalità e motivazioni di tale controllo”.
Non esisterebbe dunque un divieto assoluto, ove ci sia preventiva informazione circa il fatto che il datore si riserva un diritto di controllo, a patto che siano specificate modalità e motivazioni dello stesso.
È infatti pacifico che riservarsi un diritto di accesso illimitato non sarebbe consentito.
La raccolta sistematica delle comunicazioni elettroniche in transito sugli account aziendali dei dipendenti in servizio, la loro memorizzazione per un periodo non predeterminato o comunque molto ampio e la possibilità per il datore di lavoro di accedervi per finalità indicate in astratto e in termini generali quali la difesa in giudizio o il perseguimento di un legittimo interesse consentirebbe infatti, a tacer d’altro, al datore di lavoro di effettuare il controllo a distanza dell’attività dei dipendenti.
Ciò risulta in contrasto con la disciplina di settore in materia di controlli a distanza (cfr. artt. 11, comma 1, lett. a, e 114 del Codice della Privacy e art. 4, legge 20.5.1970, n. 300). Tale disciplina infatti, pure a seguito delle modifiche disposte con l´art. 23 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 151, non consente l´effettuazione di attività idonee a realizzare il controllo massivo, prolungato e indiscriminato dell´attività del lavoratore (v. Linee guida per posta elettronica e internet del Garante della Privacy dell’1/3/2007, spec. par. 4, 5.2., lett. b, e 6; Consiglio di Europa, Raccomandazione del 1 aprile 2015, CM/Rec(2015)5, spec. princ. 14).
Inoltre il datore di lavoro, pur avendo la facoltà di verificare l´esatto adempimento della prestazione lavorativa ed il corretto utilizzo degli strumenti di lavoro da parte dei dipendenti, deve in ogni caso salvaguardarne la libertà e la dignità (v., tra gli altri, Provv.ti Garante n. 139 del 7 aprile 2011, doc. web n. 1812154; n. 308 del 21.7.2011, doc. web n. 1829641; 23 dicembre 2010, doc. web n. 1786116; si veda inoltre in proposito Cass. 31.3.2016, n. 13057, laddove si afferma che qualora “siano attivate caselle di posta elettronica – protette da password personalizzate – a nome di uno specifico dipendente, quelle «caselle» rappresentano il domicilio informatico proprio del dipendente […]. La casella rappresenta uno «spazio» a disposizione – in via esclusiva – della persona, sicché la sua invasione costituisce, al contempo, lesione della riservatezza”). Tanto più che l´assenza di una esplicita policy al riguardo può determinare una legittima aspettativa del lavoratore, o di terzi, di confidenzialità rispetto ad alcune forme di comunicazione (cfr. Linee guida per posta elettronica e internet, cit., spec. 3; 5.2. lett. b, e 6.1.).
Con riferimento ai trattamenti effettuati sulla posta elettronica aziendale dopo la cessazione del rapporto di lavoro, come già precisato dal Garante in precedenti occasioni, in conformità ai principi in materia di protezione dei dati personali, gli account riconducibili a persone identificate o identificabili devono essere rimossi previa disattivazione degli stessi e contestuale adozione di sistemi automatici volti ad informare i terzi dell’avvenuta disattivazione, fornendo al contempo a questi ultimi indirizzi alternativi riferiti all´attività professionale del titolare del trattamento (cfr. Provvedimento Garante n. 456 del 30 luglio 2015). L´interesse del titolare ad accedere alle informazioni necessarie all´efficiente gestione della propria attività, pertanto, deve essere contemperato con la legittima aspettativa di riservatezza sulla corrispondenza da parte dei dipendenti nonché dei terzi (v. provv.ti Garante 30 luglio 2015, n. 456, doc. web n. 4298277; 5 marzo 2015, n. 136, doc. web n. 3985524 e 27 novembre 2014, n. 551, doc. web n. 3718714).
Non risulterebbe pertanto conforme a detti principi una procedura consistente nella raccolta e accesso alle “e-mail in ingresso sull´account aziendale […] per un periodo […] inferiore a sei mesi” (v. precedente punto 1.2., lett. g.).
È bene in chiusura rilevare che procedure non conformi ai dettami indicati dal Garante e ai principi sopra sommariamente ricostruiti rischiano di sfociare, considerate tutte le circostanze, nella violazione di precetti penali.
L’art. 615 ter c.p. infatti prevede la fattispecie criminosa dell’accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico come la condotta di chi “abusivamente si introduce in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza ovvero vi si mantiene contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo”.

Per ulteriori informazioni contattare l’Avv. Alessandro Corrado (alessandro.corrado@corradolex.it).