novembre 5

Art. 3, legge 23 luglio 1991, n. 223: è atteso a breve il Decreto Ministeriale

Secondo voci di corridoio, a breve il Ministero del lavoro dovrebbe emanare il Decreto con cui saranno resi noti i parametri oggettivi per dare attuazione all’art. 3, legge 23 luglio 1991, n. 223. La vicenda è ormai nota: nello scorso mese di agosto, il c.d. Decreto Sviluppo, recante “misure urgenti per la crescita del Paese” ha apportato alcune rilevanti modificazioni alla legge n. 92/2012 (c.d. “Riforma Fornero”, che aveva, a propria volta, stabilito l’abrogazione dell’articolo 3 con decorrenza 1º gennaio 2016). Tra queste, la nuova formulazione del comma 1 dell’art. 3. Nel testo oggi vigente, la norma prevede l’intervento del trattamento straordinario di integrazione salariale a favore dei lavoratori nei casi di fallimento, liquidazione coatta amministrativa o amministrazione straordinaria, non più nei casi di cessazione di attività, ma solo quando sussistano prospettive di continuazione o di ripresa dell’attività e di salvaguardia, anche parziale, dei livelli di occupazione, da valutare in base a parametri oggettivi definiti con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali.
L’opera interpretativa del Ministero sarà fondamentale per considerare pienamente operativo il novellato primo comma dell’art. 3. E’ auspicabile che il Decreto sappia contemperare tutti gli interessi in gioco e quindi, da un lato preservi le finalità perseguite dal Governo Monti, chiaramente volte ad arginare il dilagante ricorso all’intervento della Cassa integrazione guadagni straordinaria c.d. concorsuale quale mero sostegno al reddito (in parecchi casi, prima dell’intervento modificativo di agosto, la Cassa veniva tra l’altro erogata dopo che la medesima impresa in bonis aveva già fatto ricorso agli ammortizzatori sociali “per cessazione di attività”). Dall’altro, occorrerà continuare a garantire la buona riuscita di cessioni d’azienda di imprese fallite, per facilitare le quale sarà indispensabile avere a disposizione uno strumento che sappia tutelare al tempo stesso lavoratori della procedura fallimentare e creditori concorsuali per il periodo necessario al loro perfezionamento. Proprio come la previgente formulazione del comma 1 dell’art. 3 consentiva di fare.

Si riportano di seguito i primi due commi dell’art. 3, legge 223/91 nella formulazione vigente … …

Art. 3, legge n. 223/91 – Intervento straordinario di integrazione salariale e procedure concorsuali.
1. Il trattamento straordinario di integrazione salariale è concesso, con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, ai lavoratori delle imprese soggette alla disciplina dell’intervento straordinario di integrazione salariale, nei casi di dichiarazione di fallimento, di emanazione del provvedimento di liquidazione coatta amministrativa ovvero di sottoposizione all’amministrazione straordinaria, ‘quando sussistano prospettive di continuazione o di ripresa dell’attivita’ e di salvaguardia, anche parziale, dei livelli di occupazione, da valutare in base a parametri oggettivi definiti con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Il trattamento straordinario di integrazione salariale è altresì concesso nel caso di ammissione al concordato preventivo consistente nella cessione dei beni. In caso di mancata omologazione, il periodo di integrazione salariale fruito dai lavoratori sarà detratto da quello previsto nel caso di dichiarazione di fallimento. Il trattamento viene concesso, su domanda del curatore, del liquidatore o del commissario, per un periodo non superiore a dodici mesi.
2. Entro il termine di scadenza del periodo di cui al comma 1, quando sussistano fondate prospettive di continuazione o ripresa dell’attività e di salvaguardia, anche parziale, dei livelli di occupazione tramite la cessione, a qualunque titolo, dell’azienda o di sue parti, il trattamento straordinario di integrazione salariale può essere prorogato, su domanda del curatore, del liquidatore o del commissario, previo accertamento da parte del CIPI (2), per un ulteriore periodo non superiore a sei mesi. La domanda deve essere corredata da una relazione, approvata dal giudice delegato o dall’autorità che esercita il controllo, sulle prospettive di cessione dell’azienda o di sue parti e sui riflessi della cessione sull’occupazione aziendale.

… e nella formulazione in vigore fino ad agosto 2012:

Art. 3, legge n. 223/91 – Intervento straordinario di integrazione salariale e procedure concorsuali.
1. Il trattamento straordinario di integrazione salariale è concesso, con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, ai lavoratori delle imprese soggette alla disciplina dell’intervento straordinario di integrazione salariale, nei casi di dichiarazione di fallimento, di emanazione del provvedimento di liquidazione coatta amministrativa ovvero di sottoposizione all’amministrazione straordinaria, qualora la continuazione dell’attività non sia stata disposta o sia cessata.
Il trattamento straordinario di integrazione salariale è altresì concesso nel caso di ammissione al concordato preventivo consistente nella cessione dei beni. In caso di mancata omologazione, il periodo di integrazione salariale fruito dai lavoratori sarà detratto da quello previsto nel caso di dichiarazione di fallimento. Il trattamento viene concesso, su domanda del curatore, del liquidatore o del commissario, per un periodo non superiore a dodici mesi.
2. Entro il termine di scadenza del periodo di cui al comma 1, quando sussistano fondate prospettive di continuazione o ripresa dell’attività e di salvaguardia, anche parziale, dei livelli di occupazione tramite la cessione, a qualunque titolo, dell’azienda o di sue parti, il trattamento straordinario di integrazione salariale può essere prorogato, su domanda del curatore, del liquidatore o del commissario, previo accertamento da parte del CIPI [oggi da parte del CIPE, n.d.a.], per un ulteriore periodo non superiore a sei mesi. La domanda deve essere corredata da una relazione, approvata dal giudice delegato o dall’autorità che esercita il controllo, sulle prospettive di cessione dell’azienda o di sue parti e sui riflessi della cessione sull’occupazione aziendale.

Novembre 2012