aprile 8

Il Brasile ratifica la Convenzione dell’Aia del 1961: procedure più snelle per il riconoscimento di autenticità degli atti pubblici

Il 14 marzo scorso è entrato in vigore, in Brasile, il decreto presidenziale n. 8.660/2016 con cui è stata ratificata la Convenzione dell’Aia sull’apostille, il cui obiettivo è quello di facilitare la circolazione internazionale di documenti.
L’apostille è l’attestazione della qualifica del pubblico ufficiale che ha redatto un atto, e dell’autenticità del suo timbro, mentre essa nulla certifica in merito alla validità ed efficacia di quell’atto nel paese di origine. In genere è apposta dall’autorità che ciascuno Stato firmatario della Convenzione designa a tal fine. Affinché l’atto possa essere utilizzato nel paese di destinazione, l’apostille deve essere strettamente conforme al modello presente nella Convenzione.

Per fare un esempio, l’atto pubblico redatto da un notaio o pubblico ufficiale brasiliano deve essere prima apostillato dalla competente autorità brasiliana, affinché possa esplicare i suoi effetti in un altro paese firmatario, come l’Italia. Allo stesso modo, l’atto pubblico proveniente da un notaio o pubblico ufficiale italiano, per poter esplicare i suoi effetti in Brasile, deve essere prima apostillato dalla Procura se si tratta di atto notarile o giudiziario, o dalla Prefettura se si tratta di atto amministrativo.
In concreto, per gli atti provenienti dall’Italia che sia necessario utilizzare in Brasile (ad esempio, procure per la realizzazione di negozi giuridici o per la costituzione di società), viene meno la necessità della legalizzazione del Consolato brasiliano competente (Milano per il Nord Italia, Roma per Centro Sud e Isole), con conseguente risparmio di tempi, costi e formalità.
Nelle relazioni con i paesi non firmatari della Convenzione, invece, il Brasile continuerà tuttavia ad applicare la legalizzazione, una procedura più farraginosa che comporta, nel caso di atto formato all’estero, non solo l’attestazione ufficiale del paese di provenienza dell’atto, ma anche l’attestazione del consolato brasiliano in quel paese (o del consolato estero in Brasile, nel caso di atto formato in Brasile).

Per maggiori informazioni e approfondimenti contattare l’Avv. Diego Corrado,
(diego.corrado@corradolex.it)

aprile 8

Torna la detassazione dei premi di produttività con la legge di stabilità 2016: i criteri di concessione fissati per decreto

Dopo lo stop del 2015, anno in cui la misura era rimasta priva di copertura finanziaria, la legge di stabilità 2016 (comma 182, articolo 1, legge n. 208/2015) ha reintrodotto la detassazione dei premi di produttività concessi ai dipendenti, e cioè la detassazione di quelle “somme di ammontare variabile la cui corresponsione sia legata a incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza, innovazione”.
La misura era stata introdotta per la prima volta dall’art. 2, decreto legislativo n. 93/2008, e prevedeva una tassazione agevolata al 10% sui premi di produttività concessi ai lavoratori che avessero un reddito annuo massimo di € 30.000,00. La legge di stabilità 2016 ha ampliato la platea dei beneficiari, includendo anche coloro il cui reddito arriva fino a € 50.000,00 e, dunque, includendo anche i quadri. Tuttavia, l’importo massimo che potrà essere assoggettato a tassazione agevolata è stato fissato a € 2.500,00 (o € 2.000,00 nel caso di aziende che non coinvolgono pariteticamente i lavoratori nell’organizzazione del lavoro).
Con decreto del 25 marzo 2016 il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha stabilito che i contratti collettivi aziendali o territoriali di cui all’art. 51, d.lgs. 81/2015 devono prevedere i criteri di misurazione e verifica degli incrementi di produttività. Essi possono consistere nell’aumento della produzione, in risparmi dei fattori produttivi, ovvero nel miglioramento della qualità dei prodotti e dei processi. Inoltre, l’art. 4 del decreto chiarisce quali sono gli strumenti e le modalità attraverso cui le aziende realizzano il coinvolgimento paritetico dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro, affermando che i contratti collettivi devono prevedere un piano che stabilisca, a titolo esemplificativo, la costituzione di gruppi di lavoro nei quali operano responsabili aziendali e lavoratori, finalizzati al miglioramento o all’innovazione di aree produttive o sistemi di produzione.

Per maggiori informazioni in merito contattare l’Avv. Alessandro Corrado
(alessandro.corrado@corradolex.it)