maggio 29

Approvato in via definitiva il Jobs Act degli autonomi

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Il disegno di legge n.2233-B dedicato al lavoro autonomo, il c.d. Jobs act degli autonomi, è stato approvato in via definitiva dal Senato della Repubblica mercoledì 10 maggio 2017, ed ora manca solo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale per la sua entrata in vigore. Il provvedimento, strutturato in 26 articoli, si compone di due insiemi di norme: il capo I dedicato alla tutela del lavoro autonomo introduce una serie di misure a tutela del lavoratore autonomo sul piano economico e sociale, il capo II invece sviluppa modalità flessibili di esecuzione delle prestazioni lavorative all’interno dei rapporti di lavoro subordinato.
Per quanto riguarda l’ambito di applicazione del provvedimento, è la stessa legge ad affermare nel proprio titolo che si applica al lavoro autonomo, definito poi all’art.1: rientrano nell’ambito di applicazione della legge i rapporti di cui al titolo III del libro quinto del codice civile (che comprende il contratto d’opera ex art.2222 e le professioni intellettuali ex art.2229) e anche i rapporti di lavoro autonomo che hanno una disciplina particolare nel libro IV, dove si trovano figure eterogenee quali ad esempio il trasportatore e lo spedizioniere. Il provvedimento in esame si applica dunque sia ai professionisti iscritti ad Albi, Ordini, elenchi, sia a “semplici” partite IVA. Non sono invece destinatari di tale disciplina, com’è specificato nell’art.1, co. 2, gli imprenditori, e anche i piccoli imprenditori, cioè i coltivatori diretti, gli artigiani, i piccoli commercianti e “coloro che esercitano un’attività professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti della famiglia” (art.2083 c.c.). Sono pertanto da ritenersi esclusi anche gli agenti di commercio, in quanto ritenuti da dottrina e giurisprudenza annoverabili nella categoria degli imprenditori.
Passando all’esame delle principali novità introdotte dal provvedimento, una di queste è la definizione delle clausole vessatorie. Infatti il jobs act degli autonomi prende in considerazione il contratto di affidamento di incarico professionale, fattispecie non disciplinata da altra fonte e che ora viene considerata sotto il punto di vista delle clausole vessatorie per il lavoratore autonomo che essa potrebbe contenere. In particolare questa nuova legge stabilisce che il contratto di mandato professionale: deve essere stipulato in forma scritta, su richiesta del professionista; non può contenere clausole che attribuiscano al committente la facoltà di dettare unilateralmente modifiche ad esso e la facoltà di recedere senza un congruo preavviso nel caso in cui il professionista debba svolgere una prestazione continuativa; non può contenere clausole che consentano al committente di pagare in un termine superiore a 60 giorni dalla data del ricevimento della fattura o della richiesta di pagamento. La legge qualifica l’inosservanza di tali regole come un comportamento abusivo del committente, il quale sarà tenuto a risarcire il danno.
Inoltre la riforma ha confermato la deducibilità integrale degli oneri sostenuti per la garanzia contro il mancato pagamento delle prestazioni di lavoro autonomo fornita da forme assicurative o di solidarietà. Inoltre è stato previsto un termine legale di pagamento, quando gli accordi tra le parti non lo prevedono, da cui decorrono gli interessi di mora dell’8%, che spettano decorsi 30 giorni dalla data di ricevimento della fattura o di una richiesta di pagamento di contenuto equivalente (proforma).
Il jobs act inoltre conferma all’art.4 che i diritti di utilizzazione economica relativi ad apporti originali e a invenzioni realizzati nell’esecuzione del contratto spettano al lavoratore autonomo inventore della stessa, salvo via sia accordo nel contratto di lavoro per cederla al committente a fronte di un compenso.
Altro punto saliente toccato dal jobs act riguarda i bandi di appalto e i finanziamenti, si stabilisce espressamente all’art.12 stabilisce che gli autonomi potranno partecipare a bandi di appalto per l’assegnazione di incarichi e consulenze presso la pubblica amministrazione, e inoltre potranno ottenere finanziamenti con fondi europei proprio come le Pmi.
Viene presa in considerazione dal jobs act anche la malattia del lavoratore autonomo, innanzitutto concedendogli, per i periodi di malattia conseguenti ai trattamenti di cura delle patologie oncologiche o di natura cronica, o che comportino una completa inabilità lavorativa, la più ricca indennità di degenza ospedaliera rispetto alla indennità ospedaliera. Inoltre si prevede che il lavoratore autonomo impegnato in un rapporto continuativo, qualora si trovi in stato di malattia, gravidanza, infortunio, possa chiedere di non estinguere il rapporto, generando così un periodo di sospensione non retribuito massimo di 150 giorni. Infine, nei casi di grave malattia o infortunio in cui il lavoratore non sia in grado di lavorare per più di 60 giorni, potrà richiedere una sospensione di contributi e premi assicurativi per massimo due anni.
Vengono tutelate maggiormente maternità e paternità: è stato aumentato a sei mesi il periodo di congedo parentale indennizzato per gli iscritti alla Gestione separata Inps, che può essere fruito anche complessivamente da entrambi i genitori entro i primi tre anni di vita del figlio o di ingresso in famiglia del minore adottato o in affidamento preadottivo. Inoltre è concesso a tutte le lavoratrici autonome di usufruire dell’indennità di maternità anche se nei due mesi antecedenti e nei tre mesi successivi al parto continuano a lavorare, e in caso di rapporto continuativo, se il committente è d’accordo, la lavoratrice può farsi sostituire da persona di sua fiducia e in possesso dei necessari requisiti professionali.
Il jobs act, pur confermando in linea generale la disciplina applicabile in materia di CO.CO.CO., attua all’art.15 un’importante modifica dell’art. 409, n.3, c.p.c. specificando che si ha collaborazione coordinata quando, nel rispetto delle modalità di coordinamento stabilite di comune accordo dalle parti, il collaboratore organizza autonomamente l’attività lavorativa. Data la definizione all’art. 15 di collaborazione coordinata sarà più facile capire quando si applica la presunzione di subordinazione prevista dal d.lgs. 81/2015.
Importante sottolineare che il jobs act ha voluto agevolare il lavoratore autonomo con riguardo alle spese per la formazione e aggiornamento professionale stabilendo all’art.9, comma 1, che tali spese, comprese quelle di viaggio e soggiorno, sono integralmente deducibili entro il limite annuo di 10.000,00 euro. Integralmente deducibili, entro il limite annuo di 5.000 euro, sono anche le spese sostenute per i servizi personalizzati di certificazione delle competenze, orientamento, ricerca e sostegno all’auto-imprenditorialità.
Il capo II della nuova legge titolato “lavoro agile” (traduzione italiana di “smart working”) contiene una serie di disposizioni a favore e per l’incremento dello smart working. Tali disposizioni disciplinano una realtà già esistente in Italia, tutto ciò con importanti risvolti: ad esempio fornisce all’art.18 una definizione precisa del lavoro agile, specificando che si tratta di una modalità di esecuzione della prestazione basata sull’assenza di un luogo di lavoro, in tal modo dissipa il dubbio che al lavoro agile si applicassero le vecchie normative, di origine sindacale, sul telelavoro le quali prendevano in considerazione il lavoro a distanza prestato in un luogo fisico determinato, imponendo così rigidità al lavoro. Vi sono ovviamente importanti norme sulla salute e sicurezza del lavoratore agile, ad esempio si prevede la copertura dell’assicurazione Inail per il lavoratore agile che svolge la sua prestazione all’esterno dei locali aziendali. Resta il potere di controllo del datore di lavoro sulla prestazione di lavoro agile, ma la nuova legge ne cambia le modalità, consentendo che esso venga effettuato attraverso strumenti tecnologici che consentono il controllo a distanza.

Per ulteriori informazioni: Avv. Alessandro Corrado (alessandro.corrado@corradolex.it)

(post a cura di Letizia Bertinetti)

maggio 2

Corrado e Associati alla Scuola dei Professionisti della Crisi di Impresa di Giuffrè Formazione

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Gli avvocati Diego Corrado e Alessandro parteciperanno quali relatori alla Scuola dei Professionisti della Crisi di Impresa di Giuffrè Formazione.
La Scuola dei Professionisti della crisi di impresa, che si giova del coordinamento scientifico del Dr. Mauro Vitiello, Presidente della Sezione Fallimentare del Tribunale di Bergamo, nasce con l’obiettivo di fornire non solo le cognizioni necessarie, ma anche proficui spazi di riflessione e confronto sulle problematiche ricorrenti nella pratica quotidiana, per i professionisti che operano nel settore, in particolare per coloro che desiderano ricoprire il ruolo di curatore, commissario giudiziale e professionista attentatore all’interno delle procedure fallimentari e di soluzione della crisi di impresa.
Il percorso, della durata di 40 ore, è guidato da un pool di relatori qualificati che analizzeranno nel dettaglio tutte le fasi delle procedure, presupposti normativi, ruoli e responsabilità dei soggetti coinvolti unitamente ai profili gestionali e tecnici. Oltre agli avvocati Diego Corrado e Alessandro Corrado, tra i docenti si segnalano professionisti di grande esperienza come Ignazio Arcuri, Paolo Bosticco, e Salvatore Sanzo, oltre al già citato Dr. Mauro Vitiello, che oltre a essere docente e coordinatore del Corso è il coordinatore del portale IlFallimentarista, sempre di Giuffré Editore.
L’intervento di Alessandro Corrado verterà sul tema dell’”Accertamento del passivo” e si terrà in data 5 maggio 2017, mentre l’intervento di Diego Corrado, sul tema “Liquidazione dell’attivo e azioni del curatore”, si terrà in data 12 maggio 2017.

Per ulteriori informazioni contatta l’Avv. Alessandro Corrado (alessandro.corrado@corradolex.it).