settembre 8

Corrado e Associati al Corso di Alta Formazione dell’Università Cattolica “Crisi di impresa e procedure concorsuali”

universita sacro cuore
L’Avv. Alessandro Corrado sarà relatore al Corso di Alta Formazione “Crisi di impresa e procedure concorsuali”, organizzato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano in collaborazione con l’Associazione Francesco Realmonte Onlus, che si svolgerà presso la sede dell’Università dal 5 ottobre al 22 novembre prossimi.
L’Avv. Corrado svolgerà una relazione dal titolo “Crisi di impresa e rapporti di lavoro”, in programma il 19 ottobre 2017.
Di grande prestigio il panel dei relatori che si succederanno negli incontri: sotto la direzione scientifica del Prof. Gaetano Presti (Università Cattolica, che tratterà anche il tema della nuova disciplina dell’insolvenza), oltre all’Avv. Corrado si alterneranno in cattedra, tra gli altri, la Prof.ssa Stefania Bariatti (Università di Milano), il Prof. Lorenzo Stanghellini (Università di Firenze), e la Dr.ssa Alida Paluchowski, Presidente della Sezione Fallimentare del Tribunale di Milano, che chiuderà i lavori il 22 novembre con una relazione sul tema “L’apporto di nuova finanza nel concordato preventivo e negli accordi di ristrutturazione dei debiti”.

Il Corso, accreditato ai fini della FPC di Dottori Commercialisti e Avvocati, parte dalla constatazione che la disciplina della crisi di impresa ha conosciuto, nell’ultimo decennio, un periodo di profonda trasformazione. Avviato nel 2005 con un intervento che modificava alla radice alcuni fondamentali istituti della legge fallimentare e delegava il governo ad una riscrittura piuttosto ampia di numerosi altri, questo processo è poi proseguito negli anni successivi, con il progressivo ampliarsi degli spazi di autonomia privata nella gestione della crisi, e un corrispondente crescente arretramento del controllo giudiziale.
In questo periodo non sono mancati, peraltro, numerosi correzioni di rotta e aggiustamenti, che – pur dettati dal lodevole intento di pervenire ad una disciplina più adeguata all’economia “reale” – hanno creato un’incertezza di fondo in ordine al funzionamento di delicati istituti, destinati peraltro a trovare applicazione in situazioni in cui chiarezza del contesto e tempestività di intervento configurano un decisivo fattore di successo degli interventi di ristrutturazione e turnaround.
Sotto questo aspetto, il profilarsi all’orizzonte di una riforma complessiva della materia, avviata con i lavori della Commissione Rordorf oggi al vaglio del Parlamento, costituisce un’occasione importante per valutare lo stato attuale della disciplina.
In questo senso, il Corso si propone di approfondire in forma monografica, sotto la guida di alcuni tra i maggiori esperti della materia, le principali tematiche del diritto della crisi di impresa oggi vigente, collocandole in una prospettiva comparatistica che tenga altresì conto delle prospettive di cui al progetto di riforma complessiva della materia attualmente in discussione in Parlamento.
Il Corso è realizzato in collaborazione dell’Associazione Francesco Realmonte Onlus, fondata in memoria dell’insigne giurista dell’Università Cattolica: i docenti non percepiscono compensi e l’intero ricavato viene devoluto all’Associazione, per finanziare borse di studio a favore di studenti meritevoli.

Tutte le informazioni di carattere organizzativo nella brochure, reperibile al link Crisi di impresa pieg.

Per ogni ulteriore informazione, contattare l’Avv. Alessandro Corrado (alessandro.corrado@corradolex.it).

settembre 7

Ddl Concorrenza, in vigore l’obbligo di preventivo scritto per i professionisti

In caso di richiesta di una prestazione, tutti i professionisti devono rilasciare un preventivo in forma scritta o digitale. È questa una delle novità di maggiore interesse previste dalla Legge n. 124/2017 (“Legge annuale per il mercato e la concorrenza”), entrata in vigore il 29 agosto scorso. Già il decreto-legge n. 1/2012, aveva introdotto l’obbligo del preventivo per tutti i professionisti; per gli avvocati era poi intervenuta la Legge n. 247/2012 (“Nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense”), limitando l’obbligo del preventivo solamente al caso di espressa richiesta del cliente.

Anche gli avvocati devono quindi “comunicare in forma scritta a colui che conferisce l’incarico professionale la prevedibile misura del costo della prestazione, distinguendo fra oneri, spese, anche forfetarie, e compenso professionale”, anche se la clientela non ne fa richiesta.

Il preventivo scritto garantisce – a reciproca tutela – maggior trasparenza nel rapporto tra i professionisti e il cliente, permettendo a quest’ultimo di avvalersi o meno dell’assistenza professionale conoscendo gli oneri a cui andrà incontro. Per contro, il preventivo consente di tutelare l’avvocato nel caso in cui il cliente ritardi nei pagamenti o addirittura non paghi più. Con l’esistenza di un documento scritto che indica la parcella prestabilita, per il professionista sarà più facile rivolgersi al tribunale per ottenere quanto dovuto.

(a cura di Fabrizia Ferrara, Università Commerciale Luigi Bocconi)

settembre 1

Al via dal 14 giugno 2017 la nuova disciplina dello smart working

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La legge n. 81 del 22 maggio 2017, entrata in vigore il successivo 14 giugno, ha introdotto il lavoro agile (c.d. smart working) “quale modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato” allo scopo di “incrementare la competitività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”. È opportuno precisare che non si tratta di una nuova tipologia contrattuale e non fa quindi venir meno le caratteristiche tipiche della prestazione di natura subordinata ed i connessi poteri di controllo del datore di lavoro da esercitare nel rispetto di quanto stabilito dall’art. 4 della legge n. 300/1970 e dalle successive modificazioni.
Le caratteristiche fondamentali del lavoro agile – che deve essere regolamentato da accordo scritto – sono le seguenti:
• la prestazione lavorativa viene resa in parte all’interno ed in parte all’esterno dei locali aziendali;
• i tempi della prestazione sono flessibili, sebbene non possano superare i normali limiti dell’orario di lavoro;
• la prestazione può – ma non deve necessariamente – essere svolta tramite l’uso di strumenti tecnologici.
L’accordo, che dev’essere stipulato per iscritto “ai fini della regolarità amministrativa e della prova” e disciplina l’esecuzione della prestazione lavorativa svolta all’esterno dei locali dell’azienda nonché i tempi di riposo del lavoratore e le misure tecniche ed organizzative necessarie per assicurare la disconnessione del lavoratore dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro, può essere a termine o a tempo indeterminato, e in quest’ultimo caso entrambe le parti potranno recedere in qualunque momento con preavviso non inferiore a trenta giorni, salvo ipotesi di giustificato motivo. Nel caso di lavoratori disabili, il termine è esteso a 90 giorni.
Il lavoratore ha diritto alla tutela contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali dipendenti da rischi connessi alla prestazione lavorativa resa all’esterno dei locali aziendali. Quando la scelta del luogo della prestazione è dettata da esigenze connesse alla prestazione stessa o dalla necessità del lavoratore di conciliare le esigenze di vita con quelle lavorative e risponde a criteri di ragionevolezza, il lavoratore ha inoltre diritto alla tutela contro gli infortuni sul lavoro occorsi durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello prescelto per lo svolgimento della prestazione lavorativa all’esterno dei locali aziendali.
L’accordo e le sue modificazioni sono oggetto delle comunicazioni obbligatorie al Centro per l’Impiego ex art. 9-bis D.L. n. 510/1996.
Il datore di lavoro garantisce la salute e la sicurezza del lavoratore e a tal fine consegna al medesimo e al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, con cadenza almeno annuale, un’informativa scritta nella quale sono individuati i rischi generali e i rischi specifici connessi alla particolare modalità di esecuzione del rapporto di lavoro. Il lavoratore, dal canto suo, è tenuto a cooperare all’attuazione delle misure di prevenzione predisposte dal datore di lavoro per fronteggiare i rischi connessi all’esecuzione della prestazione all’esterno dei locali aziendali.
La nuova legge sul lavoro agile si applica anche ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche, «secondo le direttive emanate anche ai sensi dell’art. 14 della legge 7 agosto 2015 n. 124» e fatte salve le specificità del lavoro pubblico.

Per ulteriori informazioni: Avv. Simone Corrado (simone.corrado@corradolex.it).