gennaio 17

Anche quest’anno Corrado & Associati al fianco di Associazione Francesco Realmonte Onlus

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Continua l’attività di Corrado & Associati a supporto dell’Associazione Francesco Realmonte Onlus.
Dal 2009 l’Associazione Francesco Realmonte Onlus, in memoria del Professor Francesco Realmonte, indimenticato docente di Diritto Civile dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, lavora a fianco degli operatori sociali formandoli a diventare tutori di resilienza. L’Associazione opera a Milano, a sostegno dei titolari del diritto di protezione internazionale e all’estero, nei paesi colpiti da guerre, disastri naturali o in condizioni di povertà e vulnerabilità cronica.
Il progetto a cui collabora il nostro studio è “La formazione per il sociale”, ovvero la raccolta di fondi destinati alle attività istituzionali grazie all’erogazione – con cadenza annuale – di un corso di formazione (rivolto normalmente ad avvocati, commercialisti e consulenti) che vede la partecipazione di docenti di primo piano, che rinunciano al compenso affinché appunto sia devoluto all’Associazione.
L’iniziativa di quest’anno (che ha visto l’Avv. Alessandro Corrado partecipare attivamente alla formazione del syllabus e all’individuazione dei docenti, mentre l’anno scorso era stato coordinatore e docente del Corso in tema di crisi di impresa) avrà come tema “IL TRUST E GLI ALTRI STRUMENTI DI GESTIONE PATRIMONIALE FIDUCIARIA”, vede la partecipazione – tra gli altri – di Antonella Sciarrone, Ordinario di Diritto dell’Economia e Vice Rettrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e di Enrico Ginevra, Ordinario di diritto Commerciale presso l’Università di Bergamo e si svolgerà dall’1 febbraio all’1 marzo, come sempre presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, a Milano. Tutti i dettagli a questo link.

Per ulteriori informazioni contattare l’Avv. Alessandro Corrado (alessandro.corrado@corradolex.it).

gennaio 10

Sul Sole 24 Ore il commento dell’Avv. Alessandro Corrado alla nuova disciplina dei rapporti di lavoro nelle crisi di impresa

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A pochi giorni dalla pubblicazione in G.U. della riforma della disciplina della crisi di impresa (che com’è noto entrerà in vigore tra 18 mesi), l’Avv. Alessandro Corrado ha tratteggiato sinteticamente per il Sole 24 Ore in edicola l’8 gennaio le novità, invero di grande rilevanza, riguardanti i rapporti di lavoro.
Nelle more della pubblicazione dell’articolo, sono intervenute in Consiglio dei Ministri alcune rilevanti modifiche, quale l’eliminazione della NASpI Liquidazione Giudiziale (NASpI LG), prevista dalla prima stesura dello schema di legge quale ammortizzatore sociale a favore dei lavoratori sospesi.
Per la prima volta, la legge disciplinerà in modo organico la sorte dei rapporti di lavoro in caso di insolvenza dell’imprenditore recependo la soluzione giurisprudenziale ormai orientata in modo pacifico a ritenere sospesi i rapporti dal momento dell’apertura della procedura di liquidazione.
Decorsi quattro mesi senza che il curatore eserciti la facoltà di subentrare nei rapporti di lavoro, questi si intenderanno risolti di diritto. Se, tuttavia, il numero di dipendenti è tale da richiedere l’apertura della procedura di licenziamento collettivo, anche il curatore dovrà esperirla.
La durata della sospensione può essere prorogata fino ad un massimo di otto mesi, su espressa richiesta del curatore, di uno dei lavoratori interessati o del direttore dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro del luogo in cui è stata aperta la procedura. La durata della proroga viene stabilita dal giudice delegato in considerazione delle prospettive di ripresa dell’attività o del trasferimento dell’azienda.
Al termine della proroga, in difetto di recesso o di subentro, il rapporto di lavoro si intende risolto di diritto, ma al dipendente spetterà un’indennità in prededuzione modulata sullo schema delle tutele crescenti, che può raggiungere – a seconda dell’anzianità del lavoratore – un massimo di otto mensilità.
Inoltre, in caso di sospensione, il lavoratore che si dimetterà non dovrà provare la giusta causa del recesso: questa verrà riconosciuta automaticamente con effetto dalla data di apertura della procedura.
Il provvedimento legislativo contiene una serie di norme di coordinamento con la vigente disciplina di diritto del lavoro in materia di licenziamenti collettivi, trasferimenti d’azienda e Fondo di garanzia Inps.
Quanto ai primi, la violazione della procedura nel caso di liquidazione giudiziale comporterà le medesime conseguenze previste dalla legge 223/1991 o dal Jobs Act, a seconda che il rapporto sia sorto prima o dopo il 7 marzo 2015: reintegrazione nel posto di lavoro nel primo caso, indennità a tutele crescenti (come è noto recentemente modificata dal Decreto Dignità e dalla Corte Costituzionale) nel secondo.
Nel caso di trasferimento di azienda, la procedura di consultazione con le organizzazioni sindacali è coordinata con la disciplina delle offerte e proposte concorrenti, e dunque la comunicazione di avvio della procedura potrà essere inviata anche da chi intende proporre offerta di acquisto dell’azienda o proposta di concordato preventivo concorrente con quella dell’imprenditore in crisi. La disciplina è stata poi armonizzata con la normativa europea in tema di mantenimento dei diritti dei lavoratori nei trasferimenti di azienda, il mancato rispetto della quale in passato aveva comportato per il nostro paese la condanna della Corte di Giustizia UE. In particolare, è stato chiarito che nei casi di continuità aziendale si possono modificare le condizioni contrattuali (come mansioni, qualifica, orario), ma non si può derogare alla norma della conservazione del posto per tutti gli addetti al ramo trasferito.
Infine, viene stabilito che il credito per TFR verso l’impresa in crisi diviene esigibile verso di questa (e quindi verso il Fondo di garanzia INPS, nel caso di sua insolvenza) al momento del trasferimento del rapporto di lavoro al cessionario, e non – com’era fino ad oggi – al momento della cessazione del rapporto di lavoro.